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	<title>Corrado Caso, Autore presso TuttoSanità</title>
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	<title>Corrado Caso, Autore presso TuttoSanità</title>
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		<title>Gennaro D&#8217;Amato e la scuola medica napoletana ai vertici della ricerca scientifica mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il professore Gennaro D&#8217;Amato è stato inserito   in Legends of Allergologia and Clinical Immunology dalla rivista Allergy considerata tra le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18px;">Il professore Gennaro D&#8217;Amato è stato inserito   in Legends of Allergologia and Clinical Immunology dalla rivista Allergy considerata tra le più autorevoli riviste al mondo. Un riconoscimento riservato a pochi che certifica un percorso scientifico e umano capace di lasciare un segno duraturo nella medicina contemporanea. D’ Amato ha dedicato la sua vita allo studio delle malattie respiratorie con un&#8217;attenzione particolare all&#8217;asma e alle patologie allergiche. Il suo lavoro si è distinto non solo per la qualità delle ricerche ma per la capacità di anticipare temi, oggi, centrali nel dibattito scientifico globale. Tra questi il rapporto cambiamenti climatici e salute respiratoria. Ha contribuito a dimostrare come l&#8217;inquinamento atmosferico, l’aumento della temperatura e le modifiche ambientali incidano direttamente sulla gravità delle malattie allergiche e respiratorie. Il riconoscimento della rivista Allergy non è soltanto un premio individuale ma un riconoscimento alla Scuola Medica Napoletana, alla sua tradizione di eccellenza e alla capacità di esprimere figure di rilievo mondiale. Gennaro D&#8217;Amato rappresenta uno di quei medici che hanno saputo coniugare ricerca clinica e visione internazionale portando il nome di Napoli nei contesti scientifici più prestigiosi ed essere annoverato in una ristretta élite di scienziati. Un encomio internazionale che non è solo celebrazione ma riconoscimento di un&#8217;eredità scientifica destinata a durare e che conferma ancora una volta come da Napoli possono nascere i protagonisti della medicina mondiale.</span></p>
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		<title>Essere o non esserci, questo è un problema…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 07:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Essere o non esserci, questo è un problema… Oltre la statistica, i numeri.  il suicidio è un dramma in sé.  &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18px;">Essere o non esserci, questo è un problema…</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Oltre la statistica, i numeri.  il suicidio è un dramma in sé.   La natura degli eventi mette in risalto la complessità del problema: la patologia mentale, l’età, il ruolo, gli affetti, condizioni socioeconomiche e assistenziali. Il conteggio, molto spesso, non annovera quanti suicidi avvengono il sabato sera travestiti da incidenti stradali, e comportamenti da sballo dove l’uso degli stupefacenti dall’alcool. alle droghe sintetiche nelle mani della criminalità ci trova molto spesso disarmati e rassegnati. Nessun uomo è un’isola…il suicidio ci ricorda quanto sia fragile la mente umana. e quanto sia importante la relazione con gli altri, l’ascolto, la responsabilità condivisa nel chiedere assistenza e aiuto.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Esiste in chi si suicida un movente che tracima la ragione e, tante volte, la fede, il senso stesso della vita nel suo intimo significato di “non individualità” ma nella consapevolezza che   in ciascuno di noi c’è il seme di una continuità, un intero universo di possibilità, legami e generazioni future: chi salva una vita, chi preserva la propria vita, salva un mondo. </span><br />
<span style="font-size: 18px;">Sarà la preponderante incisività della malattia mentale nei suoi molteplici aspetti, la droga, la solitudine, l’uomo morto perché senza soldi o lavoro, addolorato dal lutto, dalla vecchiaia, dalla malattia che consuma l’esistenza fino alla disperazione di chi non vuole un altro   giorno invivibile. Cosa dire del suicidio in nome di Dio. La follia dei fanatismi religiosi e dei manipolatori della coscienza. Suicidi di massa che non risparmiano gli adepti e l’innocenza dei bambini. La credulità dei deboli. Di quanti usano la violenza per la violenza, il nuovo totem di una società schizofrenica che uccide gli altri e suicida sé stessa, dove l’amore è un possesso malato. </span><br />
<span style="font-size: 18px;">Sono premonizioni che dicono che tutto può accadere. Sono premonizioni che riguardano il mondo, il palazzo dal portinaio all’inquilino dell’ultimo piano, la scuola, il focolaio spento delle tante famiglie disintegrate, l’indifferenza di ciascuno, l’inefficienza delle istituzioni. Tutti noi siamo nel problema, nessuno è estraneo alla propria e altrui fragilità umana-</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Parliamo di solitudine? Parliamo di una merce a buon mercato dove tic toc spiana la mente e programma giovani e adulti, dove dolly viene clonata. La guerra in diretta è uno spettacolo d’artificio per chi la guarda in televisione e Caterina nel film di Alberto Sordi è la supplenza umanizzata che non conosce la filosofia. È la nuova frontiera del caos, il principio di un tempo diverso da affrontare. </span><br />
<span style="font-size: 18px;">La solitudine nella scultura di Salvatore Rizzuti è una colonna di marmo che ha perduto il centro di gravità permanente (come canta Franco Battiato). Seduta  ma con parte del corpo sospeso nel vuoto e il viso nascosto dalle mani. È una donna che piange la sua solitudine, il nulla che l’avvolge. Se la famiglia vive isolata e non sostenuta dal mondo prossimo e non si confronta e ascolta le difficoltà dei figli, ci pensa la nuova frontiera del mondo virtuale al quale vengono abbandonati e dal quale sono dipendenti. Interviene l’intelligenza artificiale (i. A.) sempre disponibile a ogni domanda e nella quale alberga il bene e il male: il cyber bullismo, le provocazioni, la violenza, il branco, la spinta all’autolesionismo e al suicidio. E il figlio parla nelle notti insonni   della sua fragilità, dell’abbandono dimenticando che l’interlocutore è una macchina senza anima e la sua non è la verità assoluta. Questa è un ulteriore realtà con la quale confrontarci.  </span><br />
<span style="font-size: 18px;">Nel labirinto di Cnosso, intricato e impossibile, occorre ricercare il filo di Arianna, analizzare i fatti, le parole, richieste e ragioni, la vulnerabilità dei figli accompagnandoli verso l’uscita dove la speranza e l’attesa non tramonta.</span></p>
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		<title>Dalla scuola medica salernitana al Cilento, tra il passato ed il futuro della medicina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 06:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[SALERNO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Angelo riscoprì nella maturità il suo animo contadino che lo ricondusse   nel suo mondo, nella sua origine. Un mondo sospeso&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Angelo riscoprì nella maturità il suo animo contadino che lo ricondusse   nel suo mondo, nella sua origine. Un mondo sospeso a mezz’aria, senza affanni che ascoltava e al quale parlava con la lentezza e il silenzio dei saggi. Tra realtà e fantasia: toccava le piante, il loro crescere nel tempo della siccità e della pioggia e ne raccoglieva delicatamente i frutti. Si riposava poggiando le spalle alle viti secolari e sognava la forza del padre. Guardava negli occhi il suo cane e rivedeva la fedeltà della famiglia. Questa era la sua casa.  questo è il Cilento, dove la longevità non ha nulla da invidiare a quella delle cosiddette blue zone. Un mondo, oggi, che si dissolve in quello che resta e dove l’emigrazione ha desertificato interi paesi. Ma la nostalgia riscopre quello che hai perduto e ti riporta sui tuoi passi. Per alcuni il Cilento è natura ammaliatrice che incuriosisce il viandante e lo studioso. Così accadde a Ancel Keys americano di origine e cilentano per scelta che studiò le abitudini e l’ambiente per comprenderne il segreto della longevità. Parlò e testimoniò   in una audizione presso una Commissione del Senato americano, il valore della dieta mediterranea e lo stile di vita della popolazione del Sud Italia.<br />
“Se volete vivere più sani e più a lungo nutritevi come si sono sempre nutriti i contadini dell’Italia meridionale “una dieta parca”, essenziale. Keys “bevve” il Cilento, abitò a Pioppi e, non fu smentito nella sua affermazione: morì centenario. Oggi la dieta mediterranea è riconosciuta dall’Unesco patrimonio culturale del “pianeta”. A questa mensa povera ma ricca di una ritualità che ringrazia il Signore per i frutti della terra, a questa mensa il vecchio siede, per una riconosciuta autorità e rispetto, a “capotavola”. Il Cilento non ha porte chiuse ma è accoglienza, strada, luce, cielo. È un mondo    dove il tempo riscopre il valore dei secondi e la vita è l’alba e il tramonto, ha un principio e una fine e il focolare riunisce la famiglia e il vecchio si curva e con le dita, rami secchi e nodosi, raccoglie con amore il frutto della madre, della madre terra. a sera I rintocchi della campana della Chiesa si spandono in un eco lontano e aprono il cuore alla notte a una religiosità profonda, a Dio presente su un tessuto di globi luminosi che sembra toccare la terra.</p>
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		<title>Il medico come medicina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono gli anni della globalizzazione, della tecnologia avanzata, dell’occhio spione di Orwell dove il Grande Fratello è l’anonimo regista della&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono gli anni della globalizzazione, della tecnologia avanzata, dell’occhio spione di Orwell dove il Grande Fratello è l’anonimo regista della nostra vita, un regista infallibile e onnipotente. Le nostre giornate sono sempre più scandite, informate dall’intelligenza artificiale che traccia i nuovi orizzonti dell’esistenza. Anche le guerre avvengono per procura affidate ai droni teleguidati in un gioco sadico e irrazionale nelle mani dei più forti, dei più folli.  È il gioco della playstation della morte….<br />
Mi recavo per una riunione con amici e colleghi. Chi guidava non rispettava i limiti di velocità superandoli di gran lunga. Alla mia osservazione perché, senza una ragione plausibile, corresse tanto velocemente mi fu risposto, in forma impersonale, dall’immagine riflessa dello specchietto retrovisore che non era lui che correva ma la macchina. La macchina era di quelle moderne alle quali, se solletichi la pancia premendo l’acceleratore, si trasformano in una scheggia che supera il muro del suono.<br />
Una giustificazione, una delega inopportuna che deresponsabilizza chi della vita ha perduto il senso, la regola.<br />
Sono gli anni della globalizzazione… Senza più individualità che non siano condivise e svelate. Purtuttavia incide, sempre più, il dramma della solitudine e della incomunicabilità, la mancanza di presenze reali in quell’ universo mediatico di immagini virtuali dove la realtà sembra accendersi e spegnersi con un semplice gesto e, a una maggiore consapevolezza dei rischi o richieste di salute risponde nell’indifferenza generale   una vecchia carretta del mare che uccide affogando di petrolio l’ultimo angolo di paradiso in terra, la speranza dell’uomo e la sua aspettativa di vita.<br />
La relazione medico-paziente   è, per molti aspetti, un sentimento forte, controverso e diretto, un modello vis-à-vis e non una comunicazione on line, senza una reale presenza. Oggi si progetta un diverso percorso, maggiori opportunità di diagnosi e cura per un paziente diverso, un paziente cliente in una sanità di operatori aziendali, una trasformazione del medico in operaio della salute. È per molti il crepuscolo della medicina di famiglia e con varie sfumature il capolinea del sistema sanitario nazionale.<br />
Rieux, nel romanzo di Camus “la Peste” è un   medico capace di navigare nei miasmi di una città sconvolta dall’epidemia che confonde realtà e credenze, verità e presunte tali. Egli è profondamente impegnato nella cura dei malati. Le molteplici vicende, le narrazioni fuori le righe e oltre la logica dei fatti che accadevano lo avevano logorato al punto da rendere il suo lavoro pesante a causa del minor rapporto di fiducia nei suoi malati.<br />
Non c’è futuro senza memoria ribadisce Balint quando afferma che “La prima medicina che un buon medico prescrive è sé stesso”. Una consapevolezza che ha tracciato, nel tempo, la storia del progresso, il volto   della medicina, la cui ricaduta supera, ancora oggi, i limiti dell’intervento scientifico. Il medico si interpone tra il sintomo e la complessità emotiva e psicologica della persona portatrice del sintomo.  Sono le diverse tessere museali che una dopo l’altra costruiscono lo stato d’animo del paziente e rivelano il mondo, gli affetti che lo circondano.  È tutto lì il presente, nel malato dove vive o muore la speranza, il principio della comunicazione, il succedersi del linguaggio verbale, la comprensione del non detto, le pause, la gestualità, l’espressione del corpo.  C’è un tempo per parlare e un tempo per il silenzio. Il silenzio vuole essere considerato e compreso e non commiserato o giudicato. Il silenzio vuole essere considerato come espressione della persona nella sua integrità e non come caso clinico.<br />
È in questa intimità, nella esclusività del ruolo il presupposto, la realizzazione della migliore sanità possibile per i pazienti e gli assistiti che si affidano al proprio medico.<br />
Un pensiero corrente intravede in tutto ciò che è nuovo un esempio di produttività, protagonismo e competitività. È il nuovo totem di una sanità efficiente ma altrettanto incapace di interrogarsi su quali siano i reali bisogni e le aspettative di salute e vita della persona. L’unica cosa certa nella medicina è il rapporto medico-paziente.</p>
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		<title>“La Scuola Medica e la strada verso la longevità”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 08:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autore è Giuseppe Ferrantino medico-saggista, funzionario dell’ASL SA unica. Ferrantino è ritenuto   tra i maggiori studiosi della Scuola medica&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/la-scuola-medica-e-la-strada-verso-la-longevita/">“La Scuola Medica e la strada verso la longevità”</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18px;">L’autore è Giuseppe Ferrantino medico-saggista, funzionario dell’ASL SA unica. Ferrantino è ritenuto   tra i maggiori studiosi della Scuola medica salernitana. Allievo e collaboratore di Giuseppe Lauriello Primario Emerito di Bronco-pneumologia.  Lauriello un medico umanista che, nel suo percorso, si è cimentato con il greco antico, traducendo e commentando il Peri adenôn (Le ghiandole) uno opera attribuita ad Ippocrate.  Con   la trilogia, iniziata con i “Discorsi sulla Scuola Medica salernitana” continuata con “La Scuola di Salerno e la sua chirurgia” e completata nel 2022 con la pubblicazione del saggio “L’eredità della Scuola Medica salernitana” Lauriello entra nel vivo di una appassionata ricerca sulla Scuola Medica. Il suo garbo, la raffinatezza e competenza sono gli aspetti più significativi della sua personalità. Con parere condiviso conclude Ferrantino che con la sua morte   abbiamo perso un Maestro, nel senso antico del termine, </span><br />
<span style="font-size: 18px;">​ Lego, alla memoria di un uomo e ricercatore che ha onorato la nostra Salerno, il saggio del suo allievo Ferrantino.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Sono consigli, ancor oggi, validi per vivere una vita sana e raggiungere il traguardo della longevità in buona salute.</span><br />
<span style="font-size: 18px;"> “La definizione di longevità è: “durata della vita degli organismi oltre il limite medio” (1). e suo sinonimo è vecchiaia (2). I primi passi verso la longevità sono stati mossi dalla Scuola medica di Salerno, in un periodo, il medioevo, in cui la durata media della vita era di circa trent’anni ed un cinquantenne era un vecchio (3). Il concetto di vecchiaia, connesso con la Scuola Medica di Salerno, lo incontriamo nella teoria dei quattro umori (o dottrina tetradica) (4). Tale teoria è stata arricchita e modificata nel corso del tempo da vari autori. In particolare, il flegma (uno dei quattro umori) è stato associato all’acqua (uno dei quattro elementi) e al freddo (una delle quattro qualità). Il flegma e la sua qualità il freddo sono state collegate alla vecchiaia (una delle quattro fasi della vita) e all’inverno (una delle quattro stagioni) (5). Infatti, nei calendari medioevali la figura del vecchio è solitamente associata al mese di gennaio (6).  Come conservare una buona salute è dettato dai precetti contenuti nell’opera più conosciuta e diffusa tra quelle prodotte nell’ambiente culturale salernitano, ossia il Regimen sanitatis Salernitanum, conosciuto anche come De conservanda bona valetudine, Flos sanitatis (9) e Flos medicinae Scholae Salerni. (10) Il “Codice archetipo” (11), ossia il codice più antico, risale al XIII secolo (12). Il trattato ebbe una grande fortuna editoriale. Fu tradotto dal latino in molte lingue, e tra queste anche in italiano, a partire dal XVI secolo (14). Il Regimen è un trattato a carattere divulgativo. Il primo nucleo del Regimen Sanitatis Salernitanum è costituito da aforismi (18). che, per la maggior parte, trattano della “dieta” termine che nel medioevo aveva il significato sia di dieta alimentare che di stile di vita (19), </span><br />
<span style="font-size: 18px;">Il primo aforisma “Sui rimedi generali”.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">“Al Re d’Inghilterra la Scuola di Salerno unanime scrive: /Se vuoi star bene, se vuoi viver sano, / scaccia i gravi pensieri, l’adirarti ritieni dannoso./ Bevi poco, mangia sobriamente; non ti sia inutile/ l’alzarti dopo pranzo; fuggi il sonno del meriggio; /non trattenere l’orina, né comprimere a lungo il ventre; / se questi precetti fedelmente osserverai, tu lungo tempo vivrai” (20). I precetti elencati sono ancora oggi validi ed è ormai patrimonio comune che l’avere una mente serena, fare un’alimentazione che non ecceda il proprio fabbisogno e fare attività fisica, riducano l’insorgenza di fattori di rischio intermedi, ovvero l’ipertensione, la glicemia elevata, l’eccesso di colesterolo e l’obesità che sono alla base delle principali malattie croniche (21). “Sulla cena” si legge: Di lauta cena apporta il cibo grave, / A stomaco indigesto, assai di pena:/ Se la notte dormir sono soave/ Tu brami, usa frugale, e parca cena (22). Quello che in maniera empirica era prescritto, più di otto secoli fa, dai maestri salernitani, è stato dimostrato, negli ultimi anni da più studi (23). Relativamente all’aria il Regimen prescrive: L’aria sia pura, limpida, chiara, / Non contaminata, né appestata dal fetore della cloaca…. Un’immagine definita come “primo manifesto di ecologia ambientale” (24). Anche in questo caso i maestri salernitani avevano ragione, infatti, gli inquinanti atmosferici sono correlati allo sviluppo di tumori e malattie cardiovascolari, e sono inoltre responsabili di patologie croniche che colpiscono l’apparato respiratorio come asma e bronchiti (25). L’inquinamento atmosferico è stato associato a numerose altre condizioni, tra cui infertilità, problemi con la gravidanza, ritardi dello sviluppo psicomotorio e cognitivo nell’infanzia, disturbi del sonno, diabete, demenza, broncopneumopatia cronica ostruttiva, allergie e malattie autoimmuni, malattie infiammatorie croniche dell’intestino, osteoporosi e fratture ossee, disturbi agli occhi, problemi cutanei (26). Inoltre, nel Regimen sono descritte le qualità di alimenti e di bevande e vengono date indicazioni sull’effetto salutare o nocivo che hanno sull’organismo. Un’altra testimonianza dell’apporto salernitano allo studio di una corretta alimentazione è il manuale intitolato “De flore dietarum” (Il fiore delle diete), di autore anonimo (27), con indicazioni dietetiche…un testo di tipo divulgativo, compilato agli inizi del XIII secolo… La maggiore fonte del De flore dietarum è rappresentata dalle Particulares diete di Costantino Africano di cui segue lo schema ma non l’ordine (30). Nella Biblioteca della Università Complutense di Madrid è custodito un manoscritto miscellaneo,  il De flore dietarum (31). In esso sono presenti 99 voci di cibi e bevande. Per comprendere il manuale è necessario conoscere la teoria dei quattro umori… Le sostanze alimentari, sia che servano per conservare l’equilibrio tra gli umori sia abbiano il fine di ricomporlo, sono distribuite lungo una scala di valori espressi in termini di qualità: caldo, freddo, umido, secco e di intensità che va dall’1mo al IV grado (32). Quindi le prescrizioni sui cibi e le bevande in esso contenute hanno o uno scopo preventivo o terapeutico. …Opere quali il Regimen Sanitatis Salernitanum ed il De flore dietarum testimoniano che la precettistica elaborata nell’ambiente culturale salernitano, tra il XII e XIII secolo, è in parte ancora attuale e che è stata antesignana dell’idea che la salute può essere conservata adottando un corretto stile di vita e una corretta alimentazione, elementi base oggi della medicina preventiva, che la scienza ha validato così che sono diventati patrimonio della medicina moderna. Queste opere sono ancor più straordinarie tenuto conto che sono state redatte con un approccio empirico facendo affidamento sull’esperienza e sulla pratica, senza dimenticare gli insegnamenti di Ippocrate, di Galeno e di autori arabi, grazie alle traduzioni in latino di Costantino Africano. Presso la Biblioteca Nazionale di Napoli è conservato un breve trattato intitolato De salis natura ac sale cum panibus commiscendo commentarius (Un commento sulla natura del sale e sulla sua aggiunta al pane). L’autore Michele Vicinanza il 23 luglio del 1574 ebbe l’incarico biennale di lettura straordinaria di medicina, nel 1581 entrò a far parte del Collegio Medico di Salerno (35) e morì il 17 ottobre del 1591. Il trattato non reca data di compilazione, ma volendolo correlare al pontificato di Sisto V al quale è dedicato, si potrebbe collocarlo tra l’aprile del 1585 e l’agosto. È un testo didattico e come il De flore dietarum aderisce alla teoria dei quattro umori. Del resto, sarà solo nel ‘600 che il metodo sperimentale incominciò a prevalere sulla speculazione metafisica. L’opera è costituita da ventiquattro capitoli in cui sono illustrate le proprietà terapeutiche del sale, i diversi cereali utilizzati per la produzione del pane, i vantaggi sia igienici che alimentari ottenuti dalla sua salatura e lievitazione. Nel VI capitolo si legge: “… le carni trattate col sale resistono alla decomposizione”.  A fine ‘500 la maggior parte dei medici seguendo gli insegnamenti di Galeno riteneva che la peste fosse dovuta al veleno volatile disperso nell’aria inquinata.  Vicinanza con logica deduttiva propose di combattere la peste con il sale grazie alla sua secchezza intrinseca. … </span></p>
<p><span style="font-size: 18px;">È un   breve excursus  della ricerca di Giuseppe Ferrantino  che si conclude in maniera magistrale:” Abbiamo  bisogno  di conoscere le tracce del passato che ci hanno condotto al presente per consentirci di incidere in maniera positiva sul futuro”.</span></p>
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		<title>Quando la tecnologia fa paura: il racconto di un professore davanti alla macchina diagnostica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 08:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18px;">&#8220;Mi segua lungo la striscia gialla “disse l’infermiera dell’ambulatorio medico. Così diceva e lo precedeva per introdurlo in uno stanzone dove un lettino metallico lo aspettava. Poi “Si tolga e…si tolga. Si metta comodamente disteso”. Aggiunse per scomparire d’incanto agli occhi di Stefano (il professore) che docilmente tolse e poi… tolse. Nella vita di ciascuno di noi c’è una componente schizofrenica. Una componente che non risparmiò in quella circostanza il povero Professore per scelta filosofo-inquieto alla ricerca di interrogativi da porre a sé stesso e agli alunni. La vita è un mistero…</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Un alter ego refrattario cercava di sfuggire alla realtà pur consapevole della prassi necessaria per giungere alla conoscenza e alla cura del male che lo affliggeva e che, come un folletto impazzito e sadico, gli pesava sull’addome. Guardò la macchina che lo sovrastava, il rumore continuo che usciva come il ruggito di un qualcosa di sconosciuto e irreale. C’era in questo l’insanabile diffidenza dell’uomo verso una macchina così efficiente, perfetta. La necessità di sottrarsi al calcolo di una intelligenza artificiale capace di scrutare ogni distretto del corpo, anche i peccati veniali svelandoli e incollandoli a una striscia di celluloide.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Un’ipocondria perenne avvolgeva, in un cielo di led luminosi, tecnici e medici che finirono per apparirgli minuscoli serventi, il movimento molecolare indispensabile per dare energia a quell’essere metallico, una reazione a catena capace di legare le singole componenti in un servilismo di onniscienza.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Il respiro di Stefano, seguendo il procedere degli eventi, si andava trasformando in un movimento superficiale, costale, mentre l’ansia gli stringeva la gola e la lingua era una spugna secca senza saliva. Restava la possibilità di premere l’allarme poggiato sul petto e fermare ogni cosa. Spegnere l’occhio luminoso e indagatore della macchina e sfuggire a un modo usuale di procedere in quell’ambulatorio. Volle il diritto all’empirismo mescolando possibile e impossibile, illusione e realtà, salute e malattia, trasformandosi in un ricercatore attento, un navigatore consumato dai sintomi capace di incrociare gli infiniti ragioni di un rifiuto con la necessità di una intimità che non andava violata dalla macchina. Una voce fuori campo disse: “Trattenga il respiro!” non era la voce dell’infermiera, non una voce umana. Un attimo d’attesa e poi… attribuì la sua incapacità a entrare in quel cilindro metallico dando la colpa alla sua claustrofobia, ne soffriva da anni. L ’infermiera guardandolo meravigliata disse; “Paura?” “Sì!” e aggiunse “perché le macchine sono fredde e non conoscono la filosofia”.</span></p>
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		<title>Tra Nostalgia e Progresso: L’Uomo alla Prova del Tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 09:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono stato formato, idealmente evoluto alla luce di una civiltà i cui valori sono, oggi, più attuali. Non so se&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato formato, idealmente evoluto alla luce di una civiltà i cui valori sono, oggi, più attuali. Non so se il mio pensiero è la nostalgia di un tempo antico o di un tempo collaterale al di fuori del tempo che stiamo attraversando. Se le 1000 vicende che si susseguono senza darci respiro e, molte volte speranza abbiano reso attuale e prudente fare del passato un’alienazione dal futuro. Purtroppo, la fuga dalla realtà non ha giustificazione. È un esercizio inutile, nostalgico, un’ermeneutica della vita che raccoglie quanti non sono integrati ma timorosi del vivente, del diverso. Oggi è l&#8217;epoca dei tecnici, dei numeri, della scienza come speranza di sopravvivenza, del profitto, della Intelligenza artificiale. È, ancora, il secolo dei lumi, della supremazia della ragione, dell’uomo del “sapere aude” di un estremo tentativo di mentalizzare il DNA e renderlo un ingranaggio produttivo capace di  dare  e togliere la vita.</p>
<p>Le anime sognanti e gli Argonauti hanno la coscienza vigile dei Patriarchi dal pensiero millenario. Millenaria è la saggezza, non esclude il passato e non rifiuta il presente o il futuro incerto ma cerca di realizzare, attraverso la conoscenza e l’esperienza, una ragionevole costruzione dell’uomo migliore possibile. Lo spirito guarda il corpo e intravede la sua corruttibilità. Consapevole dei limiti, ripropone la domanda sul senso del mistero e sull’ illusione di svelarlo. In questa ricerca mi rivedo sui banchi del liceo ascoltare la voce dell’insegnante. Era il narratore che ci traghettava nell&#8217;universo di Platone, Aristotele, Socrate in un connubio tra filosofia e fede. Idee perfette quanto di più perfetto è auspicabile a questo mondo. Idee perfettibili in un confronto tra antico e un tempo postmoderno. idee senza scorciatoie e, diversamente da esse, senza giustificazione perché mettono in discussione i pilastri dell&#8217;universo sui quali misurare la coscienza del confronto, il senso del bene comune. Idee in-carne nell&#8217;uomo a condizione che una speleologia individuale alla luce sottile e inquieta della conoscenza tracci l&#8217;albero genealogico della civiltà e del progresso dell’umanità.</p>
<p>Una cattività d’idee necessarie alla quali i nostri predecessori non vollero sfuggire perché presentavano la via d’obbligo della conoscenza e svelavano la complessità, il pensiero, la tragedia, la catarsi la psicoanalisi, un debito di riconoscenza verso quel filo d’oro che unisce passato e presente. “Tutte le cose sono reciprocamente intrecciate. Il loro legame è sacro e quasi nessuna cosa è estranea all’altra …unico è il Dio che le attraversa tutte quante, unica la sostanza e unica la legge” (Marco Aurelio).</p>
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		<title>“Nessuno tocchi Caino! Chi lo farà sarà punito sette volte”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 08:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Caino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa c’è di particolare in Visible Human Project se non il navigare in un mondo di immagini alla scoperta di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18px;">Cosa c’è di particolare in Visible Human Project se non il navigare in un mondo di immagini alla scoperta di un corpo, la rivelazione di una diversa intimità da scoprire, di un locus dell’anima, la traccia della sua presenza, il tentativo di comprendere, fibra dopo fibra, la reale natura, il fine della vita e della morte legandolo, senza orpelli, all’ evidenza scientifica. Scienza e fede sono un eterno dilemma! Su milioni di cavi e antenne viaggiano le immagini di un corpo smembrato, lontano dall’ordito originale, sotterraneo e delegittimato della propria morte. Tra ricerca o semplice curiosità, la sterminata platea dei cybernaviganti approda in un orizzonte di cristalli liquidi ruotando all’infinito immagini tridimensionali, un susseguirsi di sezioni anatomiche estenuanti del cadavere di J.P.J. condannato a morte e giustiziato per i reati commessi.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">La scienza sale sempre in cattedra. Disegna un puzzle minuto e scheggiato la cui traccia si smarrisce nel fumo denso dei tanti interrogativi su di un anatomismo esasperato e senza anima.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Quanto diverso i tempi, dal mio tempo quando studente chiudevo le tante rappresentazioni dell’Atlante di Anatomia Umana preservando, nel chiuderlo con un semplice gesto, quasi un rituale, il senso intimo della morte, la consapevolezza del silenzio, la sensazione di aver toccato e animato nella mia mente qualcosa di reale e inaccettabile. Consapevole che tutto, gelosamente custodito, sarebbe ritornato, in un giorno o notte qualsiasi a ricordarmi il mistero , la certezza della morte, la speranza dell’immortalità e della consolazione.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Forse al termine di questo viaggio nei confini della materia, ricomponendo idealmente le res derelictae come storia di un abbandono imposto, di una sottrazione a esercitare il diritto al proprio corpo, all’intimo del corpo, alle sue parti, resta urgente l’interrogativo sulla liceità di un uso multimediale, generalizzato e accessibile della vita e della morte di un uomo.</span></p>
<div class="yj6qo"></div>
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		<title>Il silenzio di fronte alle grandi tragedie della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 08:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché non sono più&#8221;. Per non dimenticare…le sorelle siamesi Marta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18px;">&#8220;Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché non sono più&#8221;.</span></strong><br />
<span style="font-size: 18px;">Per non dimenticare…le sorelle siamesi Marta e Milagros. Un caso clinico estremamente complesso che ha generato una contrapposizione di opinioni e un diverso orientamento di Comitati etici e studiosi sulla liceità dell’intervento, sulla prevedibilità, studiata a tavolino, che soltanto una delle due sorelle si sarebbe potuta salvare: la più forte. Era l’anno 2000. Le due gemelle provenienti dal Perù giungevano con i genitori a Palermo. Li accompagnava un alone di speranza che coinvolse il popolo siciliano rendendolo partecipe in una impresa che, oltre l’evidenza scientifica, avesse reso possibile la vita a entrambe le sorelle. Diversamente tutto sarebbe stato incompleto. Milagros avrebbe vissuto nel dolore della morte di Marta dalla quale avrebbe attinto la vita e viceversa. L’intervento durò a lungo e fu eseguito da una nutrita equipe di specialisti guidati da Carlo Marcelletti Cardiochirurgo di fama mondiale. La Sicilia visse quei giorni con il fiato sospeso. Ma troppo intima era l’unione di Marta e Milagros. Forse una sintonia non comune le legava in vita e in morte. Un solo corpo ma anche un solo respiro che si spense lentamente quella notte. Dopo il rito funebre e lungo la strada del ritorno in patria i palermitani si assieparono per un ultimo abbraccio alla famiglia. Una testimonianza alla quale fecero eco le parole dei genitori e da “lassù” Marta e Milagros: “Palermo ci resterà nel cuore”.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Nell’immediato la generosità e il tentativo estremo per dare vita riscattarono parzialmente i sospetti e l’insuccesso ma si materializzò nel tempo una diversa realtà dalla quale prese origine questa personale riflessione…</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Scenderanno fiumi di parole, l’estremo tentativo di dare una risposta ai molteplici interrogativi e poi… il susseguirsi degli avvenimenti ricondurranno le emozioni   nell’immenso oceano dei fatti più o meno tragici che   caratterizzano il nostro tempo. In questa storia, oltre la pietà, il senso di impotenza, rimarrà una amara riflessione sul diritto-dovere a una informazione discreta, prudente perché delicato e controverso il pensiero quando affronta argomenti dolorosi che scarificano la pelle delle persone.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">Si rischia, in un tempo così polemico e intollerante, di trascrivere   le ragioni di tutti con il protagonismo e il sensazionalismo di pochi. Di strumentalizzare la verità assimilandola al sospetto o alla propria verità ridisegnando con essa l’eventuale interpretazione su ciò che è bene o male senza considerare questo nostro procedere alterno tra luci e ombre, mistero e realtà, vita e morte. La riflessione, su quanto accaduto, è una appassionata sensazione di poche certezze che aprono al dubbio, alla ricerca di una ragione, un termine di riferimento per rendere prioritarie o indispensabili o indifettibili scelte e azioni e, con esse, gli uomini che le compiono.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">   Forse, in tutto questo, è venuta meno la civiltà del silenzio che rende tutto più tollerabile, meno visibili i volti e il dolore, le logiche perverse e inquietanti degli indici di ascolto, il fascino del palcoscenico dove negoziare le nuove frontiere dell&#8217;informazione, il desiderio del protagonismo.</span><br />
<span style="font-size: 18px;">   L&#8217;epilogo è racchiuso in un destino che incurante dell’intervento dell’uomo, dell’estremo tentativo di portare alla normalità ciò che la natura non volle che fosse normale, ha scritto con lettere misteriose principio e fine di una storia che ha appassionato l’opinione pubblica, l’attesa verso un viaggio della speranza approdato in un incantevole isola   dove il mare apre le frontiere in una immagine di civiltà e accoglienza.</span></p>
<div class="yj6qo"></div>
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		<title>Il Tempo in Frammenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Caso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca è senza fine perché rigenera la ricerca. Diventa insonnia, ansia. È cosmopolita, cittadina del mondo e parla indistintamente&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18px;">La ricerca è senza fine perché rigenera la ricerca. Diventa insonnia, ansia. È cosmopolita, cittadina del mondo e parla indistintamente a tutti. Scienza e arte, filosofia e teologia, tecnologia e umanesimo, evoluzione del sapere. La ricerca ha la peculiarità di creare un insieme di conoscenze, opportunità per studiosi, amministratori, gente comune e per quanti vogliono conoscere con intelligente passione l’universo giovanile, definire il territorio, le sue rughe come offerta, opportunità, materia plastica modellata da un intarsio di bisogni ed emozioni. È lo scenario che regola i nostri giorni, le aspettative che, in maniera tumultuosa, si compongono, dissolvono e legano indissolubilmente la storia individuale in quella collettiva. Nell’orizzonte del tempo finito, le stagioni della vita si susseguono come cirri di schiuma lattescente: cavalli imbizzarriti dalla danza del vento per perdere forza e spegnersi nella astenia della vecchiaia, nel rimpianto delle opportunità e delle occasioni perdute, dei sogni dismessi. La vita dei giovani è un’apartheid, la conseguenza del mondo di fuori che ignora la loro generosità nel tempo opportuno e per un ideale condiviso.   </span><br />
<span style="font-size: 18px;">I giovani del sabato sera, delle feste create per stare insieme, esprimono il desiderio di comunicare, riconoscersi senza essere ossidati dalla logica del tempo, dall’uso degli stupefacenti, dallo scoraggiamento, dalla violenza. L’età giovanile è disarmonica, vulnerabile, ghettizzata e, spesso, sfruttata dal mondo degli adulti, dalla loro incomprensione, dalla gestione senza scrupoli o provvidenza, da innumerevoli incidenti che chiudono drammaticamente le tante attese e, molte volte, l’assenza dolorosa di figli carbonizzati in un locale notturno. Un’età tra estremi di violenza e generosità fino al sacrificio della vita. Le pietre arse dal fuoco di Crans Montana testimoniano al mondo e cantano “Ho visto un uomo morire per gli altri&#8221;. Si cresce insieme in un’unica carne nel misterioso viaggio della vita. La vita è tutto, la maturità è tutto. Il tutto dove ogni cosa creata ha inizio e fine perché, oltre… un tempo non è dato.  La conoscenza diviene ascesi, una cordata senza età, una cordata alla scoperta di sistemi planetari sconosciuti e dei molteplici interrogativi sul perché. </span><br />
<span style="font-size: 18px;">                           Non per dovere ma per amore…  </span><br />
<span style="font-size: 18px;">Fino a quando esisteranno atteggiamenti, semplici sospiri e cosa ancora più grave l’esclusività e prerogative di servizi socioassistenziali per terapeutizzare l&#8217;età giovanile molti problemi potrebbero trovare soluzioni apparenti, temporanee, la rigidità del dovere, la marginalità delle competenze.  Nel villaggio globale non esistono confini, non ha senso essere dentro o fuori, un tessuto connettivo lega tra loro il destino di ciascuno di noi. Dal vecchio al giovane e viceversa, tra le diverse etnie, nelle diverse realtà, nella diversità delle religioni e della cultura siamo alla ricerca di una luce che rischiari i nostri passi.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/il-tempo-in-frammenti/">Il Tempo in Frammenti</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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