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		<title>Sepsi neonatale, 800mila morti l’anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 06:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Neonatale]]></category>
		<category><![CDATA[sepsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno la sepsi provoca oltre 11 milioni di decessi nel mondo, pari a circa il 20% di tutte le&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/sepsi-neonatale-800mila-morti-lanno/">Sepsi neonatale, 800mila morti l’anno</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18px;">Ogni anno la sepsi provoca oltre 11 milioni di decessi nel mondo, pari a circa il 20% di tutte le morti globali. Tra i più colpiti ci sono i neonati: si stimano 5 milioni di casi di sepsi neonatale e circa 800mila decessi ogni anno. La Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione del World Sepsis Day del 13 settembre, richiama l’attenzione su prevenzione, diagnosi precoce e formazione come strumenti indispensabili per ridurre l’impatto di una sindrome che resta tra le principali cause di morte anche nei Paesi ad alto reddito.</span></p>
<p><span style="font-size: 18px;">La sepsi si determina quando la risposta immunitaria dell’organismo a un’infezione è tale da danneggiare organi e tessuti, portando a shock e insufficienza multiorgano, fino anche al decesso. I microrganismi responsabili di sepsi possono essere trasmessi al neonato dalla madre nel periodo perinatale o essere acquisiti successivamente durante la degenza in ospedale. I neonati sono particolarmente suscettibili alle infezioni a causa della non completa maturazione del sistema immunitario. Il rischio è tanto maggiore quanto più il neonato nasce prematuramente e tanto minore è il suo peso alla nascita. Infatti, il ricovero in Terapia Intensiva Neonatale e le procedure invasive, pur rendendosi necessari per garantire l’assistenza e la sopravvivenza dei neonati più vulnerabili, incrementano ulteriormente il rischio di sviluppare una sepsi.</span></p>
<p><span style="font-size: 18px;">Nonostante i notevoli progressi delle cure perinatali e neonatali, la sepsi interessa globalmente oltre il 2% dei nati, con una mortalità variabile tra il 10 e il 20%, per cui rappresenta una delle principali cause di morte neonatale anche nei paesi con maggiori risorse. La prevalenza della sepsi aumenta notevolmente nei neonati prematuri e di peso molto basso (fino al 20 % nei neonati con peso alla nascita inferiore a 1500 g), così come la mortalità e gli altri esiti determinati dalla sepsi (fino oltre il 35% nei neonati con peso alla nascita inferiore a 1500 g).</span></p>
<p><span style="font-size: 18px;">“I neonati, e in particolare quelli prematuri, di peso molto basso alla nascita e ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), rappresentano la categoria di pazienti più vulnerabili e più esposti alle infezioni”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN. “Dobbiamo investire nella prevenzione, nella continua formazione degli operatori sanitari, ma anche nell’informazione ai genitori, individuando tempestivamente i casi, per interventi precoci che ne riducano la gravità e la diffusione”.</span></p>
<p><span style="font-size: 18px;">“I segni clinici sono inizialmente aspecifici e non facili da identificare, per poi evolvere molto rapidamente e drammaticamente, spesso non consentendo l’avvio tempestivo di un trattamento efficace”, continua Agosti. “Un’ulteriore minaccia è rappresentata dalla crescente emergenza di microrganismi resistenti alle principali classi di antimicrobici disponibili. La sperimentazione di nuove molecole è lunga e costosa, e ancor di più la loro validazione per l’uso in epoca neonatale”.</span></p>
<p><span style="font-size: 18px;">Lo strumento più efficace è, quindi, la rigorosa applicazione di misure di prevenzione e controllo delle infezioni, attraverso una molteplicità di interventi coordinati, dal lavaggio delle mani alle altre misure igieniche, dall’accurato monitoraggio clinico dei neonati alle moderne metodiche molecolari di diagnosi rapida, dalla sorveglianza microbiologica dei reparti di neonatologia al corretto utilizzo degli antibiotici (stewardship antimicrobica), alla gestione dei posti letto e del personale sanitario, mantenendo sempre un corretto rapporto infermieri/pazienti, garanzia di qualità e sicurezza delle cure erogate.</span></p>
<p><span style="font-size: 18px;">“La formazione di tutti gli operatori sanitari che partecipano nell’assistenza ai neonati critici e il loro coinvolgimento attivo nei programmi di prevenzione e controllo delle infezioni è un presupposto essenziale per garantirne l’efficacia e ridurre la prevalenza della sepsi e della mortalità neonatale ad essa correlata”, conclude il Prof. Mario Giuffrè, Segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia neonatale della SIN. “Anche il coinvolgimento dei genitori è essenziale nel ridurre il rischio di sepsi: l’adesione allo screening materno durante la gravidanza è molto efficace nel ridurre il rischio di sepsi ad esordio precoce e l’allattamento al seno materno fornisce immunità passiva contro molti patogeni e potenzia le difese del neonato, riducendo il rischio di sepsi ad esordio tardivo, anche nel neonato pretermine”.</span></p>
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<p><span style="font-size: 9px;">Fonte: <a href="https://www.doctor33.it/articolo/65402/sepsi-neonatale-800mila-morti-lanno-sin-fondamentali-prevenzione-e-diagnosi-precoce">https://www.doctor33.it/articolo/65402/sepsi-neonatale-800mila-morti-lanno-sin-fondamentali-prevenzione-e-diagnosi-precoce</a></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/sepsi-neonatale-800mila-morti-lanno/">Sepsi neonatale, 800mila morti l’anno</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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		<title>13 settembre, Giornata mondiale della sepsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 06:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[APPROFONDIMENTI]]></category>
		<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[sepsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> La sepsi è una delle condizioni mediche più insidiose: nasce da una infezione, ma può evolvere in modo rapido e grave,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/13-settembre-giornata-mondiale-della-sepsi/">13 settembre, Giornata mondiale della sepsi</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 18px;"> La sepsi è una delle condizioni mediche più insidiose: nasce da una infezione, ma può evolvere in modo rapido e grave, fino a determinare insufficienze d’organo, shock settico e avere un decorso fatale. Nel mondo colpisce fino a 50 milioni di persone all’anno e causa globalmente circa 11 milioni di decessi una vera emergenza sanitaria anche in Italia, dove la mortalità rimane elevata, con tassi stimati tra il 25% e il 40%<a title="" href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-6868640535530455965__edn2" name="m_-6868640535530455965__ednref2"></a>.<u></u><u></u></span></div>
<div><span style="font-size: 18px;"><u></u> <u></u>Uno studio condotto in Italia ha evidenziato un aumento significativo della mortalità correlata alla sepsi: il numero dei decessi che riportano la sepsi come causa unica o associata è passato da circa 19.000 nel 2003 a oltre 49.000 nel 2015, pari a un aumento dal 3% all’8% di tutti gli esiti fatali registrati. Un dato che, secondo il Libro Bianco realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’antimicrobico resistenza (ONsAR), è arrivato a toccare punte di 70.000 vittime nel 2020. Numeri di enorme impatto che confermano la necessità di riconoscere la sepsi non solo come una sfida clinica, ma anche come una priorità di sanità pubblica.<u></u><u></u></span></div>
<div><span style="font-size: 18px;"><u></u> <u></u></span><span style="font-size: 18px;">In occasione della Giornata Mondiale della Sepsi, è importante ricordarne l’impatto e i sintomi, variabili e spesso aspecifici, che rendono difficile la diagnosi precoce. Tuttavia, proprio la rapidità nella diagnosi e la tempestività nell’intervento terapeutico sono gli elementi determinanti per migliorare l’esito clinico. <u></u><u></u></span></div>
<div><span style="font-size: 18px;"><b><u></u> <u></u></b></span><span style="font-size: 18px;"><b>Conoscere la sepsi<u></u><u></u></b></span></div>
<div><span style="font-size: 18px;">La sepsi si verifica quando l’organismo mette in atto una risposta infiammatoria disregolata a fronte di un’infezione e può portare in poche ore a insufficienza acuta di più organi. Questo accade quando la reazione immunitaria diventa sproporzionata, provocando danni ai tessuti e agli organi anziché mettere in atto una risposta limitata a combattere l’infezione. Sono numerose le infezioni batteriche, virali o fungine che possono evolvere in sepsi; ad esempio, quelle alle vie respiratorie &#8211; come influenza o Covid 19 &#8211; o alle vie urinarie. La sepsi riguarda non solo i pazienti ospedalizzati &#8211; soggetti alle infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA) &#8211; ma può colpire anche fuori dal contesto ospedaliero.Potenzialmente può interessare chiunque, tuttavia risultano più esposti i pazienti che hanno subito un recente ricovero o intervento chirurgico, pazienti immunocompromessi, o con comorbidità, le persone anziane e i bambini al di sotto dell’anno di età.</span></div>
<div>
<div><i>“Febbre alta, respirazione accelerata con violenti brividi e uno</i><i> </i><i>stato di confusione sono sintomi che dovrebbero far scattare il sospetto di diagnosi di sepsi. Ma se questi segnali non vengono interpretati correttamente, la finestra di tempo per intervenire si restringe drasticamente</i>” avverte il professor Massimo Girardis, professore Ordinario di Anestesia e Terapia Intensiva presso l&#8217;Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e Direttore del Dipartimento di Anestesia e Terapia Intensiva del Policlinico Universitario di Modena. <i>“La formazione del personale sanitario e la consapevolezza dei cittadini sono parti essenziali di una strategia efficace contro la sepsi. Sapere cosa cercare può salvare vite</i>.”<u></u><u></u></div>
<div><u></u> <u></u><b>Ogni minuto fa la differenza<u></u><u></u></b></div>
<div>Se non trattata tempestivamente, la sepsi può degenerare in shock settico, l’evoluzione clinica più temibile nonché principale causa di decesso tra i pazienti ricoverati nelle unità di Terapia Intensiva<a title="" href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-6868640535530455965__edn4" name="m_-6868640535530455965__ednref4">[iv]</a>. Lo shock settico si verifica quando l’infezione innesca alterazioni cellulari, metaboliche ed emodinamiche tali per cui la pressione media arteriosa è al di sotto del valore soglia per garantire la sopravvivenza. Secondo studi clinici recenti, la mortalità associata allo shock settico può superare il 40% e raggiungere picchi ancora più elevati &#8211; fino all’80-90% &#8211; nei pazienti refrattari al trattamento con vasopressori, farmaci somministrati per ripristinare e stabilizzare la pressione media arteriosa.<u></u></div>
<div><u></u><strong> <u></u>Un recente studio condotto in Italia ha inoltre mostrato come, nelle forme più gravi, il decesso possa avvenire in quas</strong>i <b>un caso su due</b>, rendendo la sepsi non solo una priorità clinica ma anche un’emergenza di salute pubblica.<u></u><u></u></div>
<div><u></u> <u></u>“<i>La sepsi e lo shock settico restano tra le principali cause di mortalità nella popolazione</i>” prosegue il professor Girardis. ”<i>Tuttavia, grazie a <b>un approccio sempre più mirato</b>, che mette in atto tempestività terapeutica, supporto emodinamico personalizzato e gestione delle problematiche cardiache che ne derivano, è possibile migliorare significativamente l&#8217;esito per il paziente critico</i>. <i>In questo contesto è importante l’intervento di un’équipe: medici, infermieri, famacisti, personale tecnico di supporto devono collaborare per attuare protocolli integrati in tempi brevissimi</i>”.<u></u><u></u></div>
<div><u></u> <u></u>“<i>La sepsi è un’emergenza medica tempo-dipendente. Ancora oggi troppo spesso viene riconosciuta tardi, quando il meccanismo fisiopatologico è già troppo avanzato. Lavorare sulla tempestività è la chiave per cambiare la prognosi</i>” commenta Roberta Termini, direttore medico di AOP Health Italia. <i>“Come azienda impegnata nello sviluppo di farmaci per migliorare la gestione delle emergenze, sentiamo il dovere di contribuire a una maggiore conoscenza della sepsi, promuovendo nel contempo un modello di trattamento che integri terapie e percorsi assistenziali ben strutturati: dal triage rapido al trasferimento in terapia intensiva fino al follow‑up e che comprenda, trattamenti farmacologici, protocolli clinici e un’organizzazione interdisciplinare. Un approccio alla cura pensato per migliorare la sopravvivenza e salvare vite umane.”<u></u><u></u></i></div>
<div><u></u> <u></u>La sepsi e lo shock settico rappresentano sindromi cliniche di complessa gestione e trattamento. Per questo motivo la comunità clinico-scientifica, a livello nazionale e internazionale, continua a impegnarsi per affinare gli strumenti di diagnosi e ottimizzare l’approccio terapeutico. “<i>I fattori chiave per incidere in modo significativo sull’evoluzione clinica e prognosi sono legati alla tempestività – sia nella diagnosi sia nell’avvio dell’intervento con terapia antibiotica e fluidica. Altro fattore chiave è la personalizzazione del trattamento in base alle condizioni cliniche del singolo paziente”</i> sottolinea il professor Girardis.<u></u><u></u></div>
<div><b><u></u> <u></u></b></div>
<div>“<i>La terapia intensiva è un reparto ospedaliero che di per sé rappresenta una realtà molto complessa e difficile da accettare da parte dei pazienti e dei familiari</i>” commenta Adriano Peris, Responsabile Scientifico dell’Associazione T.I. DO AIUTO. “<i>Come associazione la nostra missione è dare supporto a pazienti e caregivers fin dall’ingresso nella terapia intensiva, rispondendo alle loro necessità, facilitando il percorso clinico e assistenziale e preservando l’umanità nel perseguimento degli obiettivi terapeutici per superare la condizione di criticità. Per questo, insieme ad AOP Health Italia, sosteniamo la campagna di sensibilizzazione INTENSivAMENTE con l’obiettivo di promuovere l’informazione a scopo sociale</i>.”<u></u><u></u></div>
<div><u></u> <u></u></div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/13-settembre-giornata-mondiale-della-sepsi/">13 settembre, Giornata mondiale della sepsi</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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