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	<title>ospedaliere Archivi - TuttoSanità</title>
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	<title>ospedaliere Archivi - TuttoSanità</title>
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		<title>Infezioni ospedaliere, in Europa 90mila decessi l&#8217;anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 04:00:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inquinamento dell’aria negli ospedali rappresenta una criticità di salute pubblica spesso sottovalutata che può compromettere la sicurezza dei pazienti e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/infezioni-ospedaliere-in-europa-90mila-decessi-lanno/">Infezioni ospedaliere, in Europa 90mila decessi l&#8217;anno</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><b><i><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-86811 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/12/Corsie-Ruggi-e1734461059537-300x214.jpg?resize=300%2C214&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="214" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/12/Corsie-Ruggi-e1734461059537.jpg?resize=300%2C214&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/12/Corsie-Ruggi-e1734461059537.jpg?resize=1024%2C732&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/12/Corsie-Ruggi-e1734461059537.jpg?resize=768%2C549&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/12/Corsie-Ruggi-e1734461059537.jpg?w=1080&amp;ssl=1 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" />L’inquinamento dell’aria negli ospedali rappresenta una criticità di salute pubblica spesso sottovalutata che può compromettere la sicurezza dei pazienti e generare costi significativi per i sistemi sanitari globali. Secondo i dati più recenti ogni anno, a livello europeo, le infezioni correlate all’assistenza (ICA) contratte durante il periodo di ricovero ospedaliero, superano i 3,5 milioni di casi e costituiscono oltre il 70% delle infezioni batteriche antibiotico-resistenti. “Aria stagnante e superfici non trattate, oltre a pratiche scorrette, possono diventare il principale veicolo di trasmissione per bioaerosol e patogeni” spiega il Prof. Angelo Del Favero, consigliere delegato per la ricerca e sviluppo di REair e già direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità.</i></b></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-weight: 400;">Gli ospedali sono luoghi di cura, ma anche contesti in cui la </span><b>prevenzione delle infezioni</b><span style="font-weight: 400;"> rappresenta una sfida cruciale per la sicurezza dei pazienti. Se da un lato sono percepiti come ambienti protetti e immuni alle insidie, dall’altro gli studi scientifici raccontano una realtà ben più complessa che riguarda i sistemi<span style="color: #000000;"> sanitari di tutto il mondo. Secondo l’</span></span><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.ecdc.europa.eu/en/healthcare-associated-infections"><b><i>European Centre for Disease Prevention and Control</i></b></a></span><span style="font-weight: 400;">, ogni anno nell’Unione Europea e nell’Area Economica Europea, sono </span><b>oltre 3,5 milioni i casi di infezioni correlate all’assistenza </b><span style="font-weight: 400;">(</span><b>ICA</b><span style="font-weight: 400;">)</span><b> responsabili di più di 90.000 morti</b><span style="font-weight: 400;">. Un quadro particolarmente preoccupante considerando che il </span><b>71% delle infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici è riconducibile proprio alle </b><b><i>healthcare-associated infections</i></b><span style="font-weight: 400;"> (</span><b><i>HAIs</i></b><span style="font-weight: 400;">) e che l’impatto sanitario di queste ultime supera, complessivamente, quello di malattie infettive come influenza e tubercolosi. La criticità della situazione, e l’evidenza scientifica per cui </span><b>fino al 50% delle ICA potrebbe essere evitato con efficaci misure di prevenzione e controllo</b><span style="font-weight: 400;">, sposta </span><b>sempre più l’attenzione sui fattori ambientali</b><span style="font-weight: 400;">, ad esempio la qualità dell’aria interna, che possono favorire la diffusione degli agenti patogeni nelle strutture sanitarie. A confermarlo è lo studio </span><strong><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.health-providers.ir/article_216591.html"><i>Air Pollution in Hospitals: A Critical Public Health Emergency and Strategies for Improving Indoor Air Quality and Patient Safety</i></a></span></strong><span style="font-weight: 400;"><strong><span style="color: #000000;">,</span> </strong>pubblicato sulla rivista scientifica </span><b><i>Health Providers</i></b><span style="font-weight: 400;">, per cui </span><b>l’inquinamento dell’aria all’interno degli ospedali rappresenta una reale criticità per la salute pubblica globale</b><span style="font-weight: 400;">. Una situazione che riguarda anche l’Italia dove ogni anno, secondo il </span><b><i>XV Rapporto MedMal Marsh</i></b><span style="font-weight: 400;">, si rilevano </span><b>circa 430.000 casi di ICA, oltre 11.000 decessi e costi aggiuntivi stimati di 800 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)</b><span style="font-weight: 400;">, dovuti principalmente al prolungamento delle degenze e alla necessità di trattamenti aggiuntivi.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-weight: 400;">In questo scenario, </span><b>l’</b><b><i>indoor air quality </i></b><b>(IAQ) e l’igiene degli ambienti ospedalieri e di ricovero rivestono un ruolo strategico nella tutela della salute e nel percorso di recupero dei pazienti</b><span style="font-weight: 400;">, in particolare quelli con un deficit immunitario o affetti da malattie croniche. In primo luogo, l’aria stagnante o non adeguatamente purificata, infatti, può costituire un </span><b>importante veicolo di trasmissione per effetto di bioaerosol</b><span style="font-weight: 400;">, ovvero particelle di origine biologica sospese nell’aria, </span><span style="color: #000000;"><b>microrganismi e polveri sottili</b><span style="font-weight: 400;">.</span> <span style="font-weight: 400;">Un problema che, secondo il report</span> <a style="color: #000000;" href="https://raeng.org.uk/media/fupdixju/nera-social-cost-benefit-analysis.pdf"><i><span style="font-weight: 400;"><strong>Infection Resilient</strong> <strong>Environments Social Cost Benefit Analysis</strong></span></i></a> </span><span style="font-weight: 400;">della</span> <b><i>Royal Academy of Engineering</i></b><b>, comporta costi miliardari </b><span style="font-weight: 400;">che pesano sui bilanci dei sistemi sanitari nazionali e sui cittadini, anche a causa degli oneri assicurativi.</span><b> Nel Regno Unito</b><span style="font-weight: 400;">, ad esempio, una ricerca commissionata dalla</span> <b><i>British Lung Foundation</i></b> <span style="font-weight: 400;">ha rivelato che</span><b> un ospedale su quattro si trova in aree che superano i limiti di sicurezza per la qualità dell’aria. </b><span style="font-weight: 400;">A tal proposito, si è stimato che mettere in atto interventi per migliorarla potrebbe</span><b> far risparmiare fino a tre miliardi di sterline all’anno al </b><b><i>National Health Service (NHS)</i></b><span style="font-weight: 400;">, il servizio sanitario pubblico inglese. In secondo luogo, insieme all’inquinamento dell’aria,</span><b> la diffusione di microrganismi resistenti agli antibiotici rappresenta un ulteriore elemento di criticità </b><span style="font-weight: 400;">che rende più difficile il trattamento delle infezioni correlate all’assistenza e contribuisce all’aumento sia del tasso di mortalità sia dei costi della sanità pubblica.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>contrasto della scarsa qualità dell’aria negli ospedali e nelle strutture sanitarie,</b><span style="font-weight: 400;"> quindi, è diventato una priorità assoluta. Tuttavia, affinché gli interventi siano efficaci, è necessario considerare che l’inquinamento dell’aria indoor deriva dalla combinazione di fattori sia esterni, come le emissioni dei veicoli e gli inquinanti industriali, sia interni, quali l’impiego di agenti detergenti, l’uso di apparecchiature mediche, la presenza e attività umana. Per questo motivo, </span><b>ripensare l’attività impiantistica e l’edilizia ospedaliera e sanitaria diviene una priorità assoluta</b><span style="font-weight: 400;"> per far fronte a minacce che spaziano dalle </span><b>polveri sottili </b><span style="font-weight: 400;">(PM2.5 e PM10), che penetrano dall’esterno, fino ai già citati </span><b>bioaerosol</b><span style="font-weight: 400;"> e ai </span><b>composti chimici</b><span style="font-weight: 400;">, rilasciati dalle normali attività cliniche, che possono mettere a rischio i pazienti più vulnerabili e lo stesso personale sanitario. </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-weight: 400;">Ed è proprio in questo contesto che si inserisce </span><a href="https://www.reair.it/"><b><i>REair</i></b></a><span style="font-weight: 400;">, realtà italiana specializzata in eco-tecnologie per la depurazione indoor e outdoor che, grazie alla sua </span><b>nanotecnologia fotocatalitica </b><b><i>eCoating</i></b><span style="font-weight: 400;">, contribuisce a </span><b>potenziare l’efficacia dei protocolli di sanificazione</b><span style="font-weight: 400;"> all’interno delle strutture. La sanificazione tradizionale, infatti, agisce periodicamente e solo sulle superfici accessibili, implicando l’impiego di personale per effettuarla e il consumo di energia. Il </span><b>rivestimento trasparente brevettato da </b><b><i>REair</i></b><span style="font-weight: 400;">, invece, </span><b>agisce in modo passivo e 24/7 senza interruzioni, trattando le superfici difficilmente raggiungibili e l’aria circostante senza alcun costo operativo ed energetico</b><span style="font-weight: 400;">. In particolare, all’interno della gamma </span><b><i>eCoating</i></b><span style="font-weight: 400;">, spicca la formulazione registrata come </span><b>Presidio Medico Chirurgico </b><span style="font-weight: 400;">(</span><b>PMC n. 21168</b><span style="font-weight: 400;">): un prodotto </span><b>già testato con successo in numerose strutture ospedaliere</b><span style="font-weight: 400;">, tra cui il </span><b>Policlinico di Milano</b><span style="font-weight: 400;"> e l’</span><b>ASFO di Pordenone</b><span style="font-weight: 400;">, capace di garantire un’elevata attività biocida,</span><b> abbattendo il 99,9% della carica batterica sulle superfici trattate</b><span style="font-weight: 400;">. Entrando più nel dettaglio, questa nanotecnologia può integrare altre soluzioni già diffuse nelle strutture sanitarie, come la ventilazione meccanica controllata e i sistemi di filtrazione HEPA. A differenza di questi ultimi, infatti, </span><b>il fotocatalizzatore non viene consumato dalla reazione</b><span style="font-weight: 400;">, ma rimane attivo, per anni, sulle superfici trattate, senza necessità di sostituzione o manutenzione. “Con potenziali economie gestionali, anche combinando più metodiche di intervento, si contribuisce così in modo significativo alla riduzione del rischio clinico” dichiara il </span><b>Prof. Angelo Del Favero</b><span style="font-weight: 400;">, responsabile del comitato scientifico di</span> <b><i>REair</i></b><span style="font-weight: 400;"> e già direttore generale dell’</span><b><i>Istituto Superiore di Sanità</i></b><span style="font-weight: 400;">. </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-weight: 400;">A rafforzare l’importanza di questo approccio, c’è lo studio </span><strong><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1155/2019/8358306"><i>Indoor Air Quality in Inpatient Environments: A Systematic Review on Factors that Influence Chemical Pollution in Inpatient Wards</i></a></span></strong><span style="font-weight: 400;"><strong><span style="color: #000000;">,</span></strong> pubblicato sulla rivista scientifica </span><b><i>Journal of Healthcare Engineering</i></b><span style="font-weight: 400;">. Un’indagine, svolta a partire dall’analisi di 483 lavori scientifici pubblicati nell’arco di circa trent’anni, secondo cui il </span><b>vero pericolo per la salute respiratoria</b><span style="font-weight: 400;"> non viene solo dall’esterno, ma anche dalle </span><b>dinamiche interne alle strutture stesse</b><span style="font-weight: 400;">. Una ricerca in cui dato più eclatante è il cosiddetto </span><b>rapporto I/O </b><span style="font-weight: 400;">(</span><b>Indoor/Outdoor</b><span style="font-weight: 400;">) per cui, </span><b>nei reparti di degenza, la concentrazione di inquinanti chimici è sistematicamente superiore a quella esterna</b><span style="font-weight: 400;">, con particolare riferimento ai </span><b>Composti Organici Volatili</b><span style="font-weight: 400;"> (</span><b>VOC</b><span style="font-weight: 400;">) che possono raggiungere livelli più alti rispetto all’aria di strada. Questo accade a causa di un </span><b>paradosso terapeutico</b><span style="font-weight: 400;">: da un lato per garantire l’igiene, si utilizzano massicce dosi di disinfettanti e detergenti industriali che rilasciano sostanze come l’etanolo e l’isopropanolo; dall’altro </span><b>l’attività clinica immette, inevitabilmente, nell’aria gas anestetici e gas medici, come il protossido di azoto o il sevoflurano, che tendono a ristagnare</b><span style="font-weight: 400;">. Un insieme di fattori che conferma la necessità di dedicare reale attenzione alla qualità dell’aria indoor in ambito ospedaliero e in tutte le strutture dei servizi sanitari. </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-weight: 400;">Ecco quali sono, secondo gli esperti di </span><b><i>REair</i></b><span style="font-weight: 400;">, le </span><b>misure strategiche che gli ospedali e le strutture di cura dovrebbero adottare</b><span style="font-weight: 400;"> per riuscire a garantire un’ottima qualità dell’aria: </span></span></p>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Superare il falso dualismo tra aria e superfici.</b><span style="font-weight: 400;"> L’attenzione non può limitarsi ai sistemi di ventilazione, filtrazione e ricambio dell’aria. Per ridurre il rischio infettivo è fondamentale considerare anche il ruolo delle superfici ad alto contatto (come maniglie, corrimano, tendaggi divisori e servizi igienici) che possono rappresentare un vettore di trasmissione microbica rilevante. Solo un approccio integrato consente di intervenire in modo efficace sulla qualità complessiva dell’ambiente di cura.</span></span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Affiancare alla pulizia periodica soluzioni a protezione continuativa.</b><span style="font-weight: 400;"> La sanificazione ordinaria resta un pilastro della prevenzione delle infezioni, ma da sola non è sufficiente a garantire una protezione costante tra un intervento programmato e il successivo. Per questo è importante integrare i protocolli tradizionali con soluzioni capaci di contribuire in modo continuativo alla qualità dell’aria e delle superfici anche durante la normale attività assistenziale.</span></span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Controllare anche le aree meno accessibili alla sanificazione.</b><span style="font-weight: 400;"> Esistono superfici che i protocolli di pulizia raggiungono con minore frequenza (come le parti alte delle pareti, i controsoffitti, le tende divisorie e i vani tecnici) che possono diventare serbatoi di batteri e funghi. Il movimento dell’aria può infatti favorire la dispersione dei contaminanti negli ambienti sottostanti, rendendo necessario un approccio che consideri l’intero ecosistema indoor.</span></span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Monitorare costantemente la qualità dell’aria.</b><span style="font-weight: 400;"> Negli ambienti ospedalieri la qualità dell’aria è un parametro dinamico, influenzato dal numero di persone presenti, dalle attività svolte e dalle prestazioni degli impianti. Per questo si sta affermando una cultura del monitoraggio continuo, basata sul controllo nel tempo di parametri quali concentrazione di CO₂, particolato, temperatura, umidità e, dove previsto, indicatori di contaminazione microbiologica, così da individuare tempestivamente eventuali criticità.</span></span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Rendere la sanificazione più efficiente e sostenibile.</b><span style="font-weight: 400;"> I protocolli di disinfezione e sanificazione restano fondamentali per la sicurezza di pazienti e operatori. La sfida è integrarli con soluzioni a basso impatto ambientale e tecnologie che contribuiscano in modo continuativo alla qualità dell’aria e delle superfici, riducendo consumi energetici, emissioni e necessità di interventi ripetuti.</span></span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Considerare la qualità dell’aria come una misura di tutela anche per il personale sanitario.</b><span style="font-weight: 400;"> Garantire ambienti di cura salubri significa proteggere non solo i pazienti, ma anche medici, infermieri, operatori sociosanitari e tutto il personale che trascorre molte ore al giorno negli spazi assistenziali. La qualità dell’aria rappresenta quindi un elemento centrale sia per la prevenzione del rischio biologico professionale sia per la sicurezza complessiva dell’assistenza.</span></span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Privilegiare soluzioni efficaci e facilmente integrabili nelle strutture esistenti.</b><span style="font-weight: 400;"> Circa il 70% del patrimonio ospedaliero italiano è costituito da edifici con oltre cinquant’anni di vita, non sempre facilmente adattabili con interventi strutturali. È quindi fondamentale puntare su soluzioni in grado di migliorare la qualità dell’aria anche negli ambienti esistenti, senza richiedere opere edilizie complesse. In un sistema sanitario caratterizzato da risorse limitate e da una costante pressione sulle attività assistenziali, la facilità di implementazione rappresenta un requisito strategico.</span></span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Investire nella prevenzione come leva di sostenibilità.</b><span style="font-weight: 400;"> Ogni infezione correlata all’assistenza comporta un prolungamento della degenza, un maggiore impiego di antibiotici, ulteriori accertamenti diagnostici e, nei casi più gravi, il trasferimento in terapia intensiva, con un significativo incremento dei costi sanitari e del rischio di contenziosi. Migliorare la qualità dell’aria non rappresenta soltanto una misura di sicurezza, ma anche un investimento in efficienza e sostenibilità del sistema.</span></span></li>
</ol>
</li>
</ol>
<ul>
<li aria-level="1"><span style="font-size: 14pt;"><b>Progettare sempre più “ospedali infection resilient”.</b><span style="font-weight: 400;"> La resilienza delle strutture sanitarie non consiste soltanto nella capacità di rispondere alle emergenze, ma anche nel ridurre in modo continuativo il rischio di trasmissione delle infezioni nella pratica clinica quotidiana. Ciò significa progettare ambienti che integrino qualità dell’aria, materiali e soluzioni tecnologiche capaci di contribuire attivamente alla salubrità degli spazi, secondo un approccio preventivo e sistemico.</span></span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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