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	<title>diagnosi Archivi - TuttoSanità</title>
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		<title>Italia, tempi di attesa troppo lunghi per una diagnosi di tumore dell&#8217;ovaio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 04:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[APPROFONDIMENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il tempo è vita. Il 30% delle donne con tumore dell&#8217;ovaio, in Italia attende più di un anno per&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;">Quando il tempo è vita. Il 30% delle donne con tumore dell&#8217;ovaio, in Italia attende più di un anno per ricevere una diagnosi e il 46% più di tre mesi. Questo il dato che emerge dalla survey dedicata alla presa in carico delle persone colpite da questa neoplasia, condotta online a luglio 2026, e che ha coinvolto circa 300 pazienti ed ex pazienti da tutta Italia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;indagine è parte della campagna &#8216;Insieme di insiemi&#8217; promossa da varie associazioni del settore.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>&#8220;Ogni anno vengono diagnosticati oltre 5400 nuovi casi di tumore dell&#8217;ovaio &#8211; ha spiegato Sandro Pignata, direttore della Uoc di oncologia medica del dipartimento di uro-ginecologia dell&#8217;Irccs Fondazione Pascale di Napoli</strong> e fondatore del Gruppo Mito alla conferenza online di presentazione dei risultati -. Il ritardo diagnostico rappresenta il primo bisogno espresso dalle donne intervistate, e trova conferma soprattutto tra le under 40, nelle quali il sospetto clinico tende a essere meno immediato&#8221;.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">    &#8220;Nel nostro campione una donna su cinque giudica poco approfondita o insufficiente la valutazione ricevuta, e la quota sale fino a quasi una su tre tra le pazienti non seguite in un centro di riferimento&#8221;, ha sottolineato poi Domenica Lorusso, responsabile del programma di ginecologia oncologica medica ospedale Humanitas San Pio X Milano.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">    Ornella Campanella, Presidente di aBRCAdabra ha illustrato come &#8220;la survey evidenzi che una donna su cinque giudica poco approfondita la valutazione del rischio eredo-familiare, e la quota sale al 31% tra le pazienti non seguite in un centro ad alto volume, contro il 17% di quelle prese in carico in un centro di riferimento&#8221;. &#8220;Quando le donne sono seguite da una struttura dedicata l&#8217;insoddisfazione scende addirittura dal 17% al 4%&#8221;, ha affermato Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Sandra Balboni, Presidente di Loto OdV ha posto poi l&#8217;attenzione sulle differenze territoriali &#8220;il supporto psicologico raggiunge il 54% delle pazienti del Nord, ma soltanto il 35% nel Centro e il 34% nel Sud e nelle Isole&#8221;. &#8220;Tra le donne con meno di 45 anni, il 62% dichiara di non aver ricevuto informazioni sulla preservazione della fertilità prima dell&#8217;inizio delle cure&#8221;, ha affermato Marilena Serra, socia di Mai più sole. Vincenza Bologna, vicepresidente di Alto, ha infine spiegato che &#8220;più della metà delle pazienti indica l&#8217;accesso all&#8217;innovazione tra gli aspetti sui quali è più urgente intervenire&#8221;.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">    E&#8217; quindi necessario, concludono le associazioni dei pazienti, &#8220;aumentare l&#8217;accesso ai centri ad alto volume, al supporto psiconcologico e all&#8217;innovazione terapeutica&#8221;.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">   </span></p>
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		<title>Sanità territoriale nel caos, sempre più frequenti episodi di errate diagnosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 05:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[CASERTA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi]]></category>
		<category><![CDATA[errate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non si fa in tempo a parare un colpo che un altro è in arrivo. Un episodio di una gravità&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/sanita-territoriale-nel-caos-sempre-piu-frequenti-episodi-di-errata-diagnosi/">Sanità territoriale nel caos, sempre più frequenti episodi di errate diagnosi</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Non si fa in tempo a parare un colpo che un altro è in arrivo. Un episodio di una gravità assoluta scuote ancora una volta il sistema della diagnostica territoriale in Campania, ponendo interrogativi inquietanti sulla qualità e sicurezza delle prestazioni erogate nei centri convenzionati.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Protagonista della vicenda è la signora M.T.C., che si è sottoposta a un’ecografia addome completo presso un centro convenzionato di Aversa. Il referto redatto dal medico radiologo evidenziava la presenza di una cisti epatica e segnalava un rene con calici lievemente dilatati, suggerendo ulteriori accertamenti mediante URO-TC.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Fin qui, nulla di anomalo, se non fosse per quanto emerso successivamente.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">La paziente si è recata dal proprio Medico di Medicina Generale, il dottor Pasquale Persico, per una valutazione clinica complessiva. Il medico, analizzando attentamente non solo il referto ma anche le immagini ecografiche allegate, ha rilevato una macroscopica incongruenza: la presunta cisti epatica, in realtà, risultava localizzata a livello renale.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Un errore già di per sé grave, ma ciò che è emerso dopo è ancora più inquietante.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Dall’analisi delle immagini, infatti, è apparso evidente che al referto erano state allegate fotografie appartenenti a due soggetti diversi: una metà delle immagini riconducibili alla paziente, l’altra presumibilmente riferita a un’altra persona. Un errore materiale? Una distrazione? O il sintomo di un sistema che ha perso completamente il controllo sui propri processi?</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">La questione assume contorni drammatici se si considera uno scenario alternativo: cosa sarebbe accaduto se, invece di una cisti, fosse stata refertata una neoplasia? Quali conseguenze psicologiche, cliniche e terapeutiche avrebbe subito la paziente? E quanti altri casi simili potrebbero essere passati inosservati?</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Non si tratta di un episodio isolato.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Già nel mese di settembre, un’altra paziente, la signora F.C., sempre presso un centro convenzionato di Aversa, non aveva ricevuto la diagnosi di un sarcoma, con tutte le implicazioni gravissime che un ritardo diagnostico comporta.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Questi episodi delineano un quadro allarmante: strutture accreditate che sembrano operare come vere e proprie “catene di montaggio”, dove la quantità prevale sulla qualità, e dove la pressione produttiva rischia di compromettere la sicurezza dei cittadini.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">I centri convenzionati non sono semplici erogatori di prestazioni, ma presidi fondamentali del Servizio Sanitario Regionale. Essi operano in virtù di un accreditamento pubblico, che dovrebbe garantire standard elevati di qualità, appropriatezza e sicurezza.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Quando questi standard vengono meno, si tradisce non solo la fiducia del paziente, ma l’intero patto tra cittadino e sistema sanitario.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">È necessario, a questo punto, un intervento immediato e deciso da parte delle autorità competenti: verifiche ispettive, controlli sui processi diagnostici, tracciabilità delle immagini e dei referti, e, se necessario, provvedimenti sanzionatori esemplari.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">La medicina non può essere ridotta a una catena di produzione.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">Dietro ogni referto c’è una persona, una storia, una vita.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 18px;">E la sicurezza del paziente deve tornare ad essere, senza compromessi, la priorità assoluta.</span></div>
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		<title>Università Salerno, individuare la celiachia senza biopsia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 08:55:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[SALERNO]]></category>
		<category><![CDATA[Celiachia]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La diagnosi di celiachia negli adulti senza endoscopia e biopsia. Dal Dipartimento di Medicina dell’Università degli studi di Salerno uno&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/universita-salerno-individuare-la-celiachia-senza-biopsia/">Università Salerno, individuare la celiachia senza biopsia</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;">La diagnosi di celiachia negli adulti senza endoscopia e biopsia. Dal Dipartimento di Medicina dell’Università degli studi di Salerno uno studio che dimostra che è possibile.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Uno studio pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista scientifica inglese &#8220;The Lancet&#8221;, nella sezione di Gastroenterologia, potrebbe risolvere definitivamente il problema di diagnosi di celiachia nell’adulto.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Lo studio del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria dell’Università degli studi di Salerno diretto dal professore Carmine Vecchione, coordinato dalla professoressa Carolina Ciacci e dalla professoressa Fabiana Zingone dell’Università di Padova, ha coinvolto 14 centri di celiachia nel mondo. Tra i paesi partecipanti centri in Argentina, India, Nuova Zelanda, America, Israele e molti centri europei ed italiani che hanno inviato i sieri dei pazienti celiaci per la diagnosi in un laboratorio in California.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I dati dimostrano che se i valori degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA nel sangue sono dieci volte al di sopra del valore normale, la diagnosi di celiachia è certa e si evita di sottoporre i pazienti a gastroscopia ed esame istologico.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">”Questi dati &#8211; ha dichiarato la professoressa Ciacci &#8211; hanno avuto un grande impatto nel mondo scientifico. Se cambiassero, come spero, le linee guida, il sistema sanitario nazionale risparmierebbe, stimandosi che nei prossimi anni saranno più di un milione i celiaci in Italia, ma una diagnosi senza lo stress della endoscopia sarebbe gradita ai tanti pazienti che stanno per incominciare una nuova vita gluten-free”.</span></p>
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