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		<title>Nursing Up, De Palma: “Cardarelli di Napoli e Sant’Andrea di Roma, è qui l’inferno degli infermieri”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2022 12:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NAPOLI]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[cardarelli]]></category>
		<category><![CDATA[infermieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Numeri drammatici e report da bollettino di guerra: un vero e proprio inferno quotidiano quello che vivono gli infermieri laziali&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;">Numeri drammatici e report da bollettino di guerra: un vero e proprio inferno quotidiano quello che vivono gli infermieri laziali e campani, in quelli che possono essere considerati, senza esagerazione, tra i due ospedali italiani con il maggior numero di aggressioni fisiche perpetrate ai danni dei nostri operatori sanitari. </span><span style="font-size: 14pt;">Stiamo parlando del Cardarelli di Napoli e del Sant’Andrea di Roma. Oltre 50 episodi di violenza all’anno si registrano nel nosocomio partenopeo, che copre una portata di pazienti enorme e da anni vive la triste realtà di una struttura vetusta, disorganizzata e priva di personale sufficiente, con una voragine di infermieri mai sanata, e precariato all’ordine del giorno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E ripetiamo, ci riferiamo solo ai casi ufficiali, quelli che vengono raccontati e denunciati ai nostri responsabili regionali, che poi sono quelli che vengono accompagnati da un triste referto medico, perché le botte subite lasciano il segno nel corpo e nella mente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non si sta meglio nella Capitale, dove il Sant’Andrea balza troppo spesso agli onori della cronaca, e dove, solo pochi giorni fa, il 10 dicembre, un infermiere è stato colpito violentemente in pieno volto, e per ben due volte, con un plico contenente documenti, aggredito da una paziente stanca dei tempi di attesa, mentre lo scorso 18 ottobre, incredibilmente, sempre una donna in attesa di cure, l’ennesima in preda ad un raptus di follia inspiegabile, e sempre stremata da ore trascorse nel pronto soccorso, ha addirittura tentato di strangolare una infermiera dopo averle strappato i capelli. Delirio allo stato puro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Al Cardarelli invece è drammatica consuetudine che quando muore un paziente, con i parenti in attesa nel pronto soccorso, con l’uomo o la donna di turno che arrivano già in condizioni critiche, accada l’incredibile: interi componenti familiari si scatenano in raid punitivi, prendendo di mira gli infermieri di turno, considerati come i massimi responsabili del decesso del loro congiunto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un clima da film western o da poliziesco anni 70, dove il cittadino si faceva giustizia da solo. L’unica differenza è che questa è la triste realtà, e che gli infermieri non sono certo i criminali di turno da punire, ma sono professionisti valenti che fanno di tutto per salvare vite umane, troppo spesso vittime di una carenza di personale, da noi più volte denunciata, che tocca l’acme nei “malandati” pronto soccorsi di casa nostra, laddove un solo operatore sanitario si ritrova spesso, nel triage di un pronto intervento, a doversi occupare, da solo, anche di 10 pazienti. </span><span style="font-size: 14pt;">Le notizie di cronaca riempiono quasi ogni giorno le pagine dei quotidiani locali». Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E ripetiamo, stiamo parlando solo dei casi ufficiali, quei pochi che i nostri professionisti hanno il coraggio di denunciare, poiché, tristemente, ce lo riferiscono i nostri coordinatori regionali, si registra da troppo tempo una pericolosa paura nel raccontare le aggressioni e le intimidazioni, anche verbali, subite. </span><span style="font-size: 14pt;">Qui a Roma, monitoriamo da tempo la situazione dell’ospedale Sant’Andrea, con il suo enorme bacino di utenza, continua De Palma, </span><span style="font-size: 14pt;">Anche qui i numeri ufficiali parlano di circa 50 aggressioni fisiche “ufficiali” all’anno ai danni degli infermieri, con referti che vanno da una settimana a oltre 30 giorni. Pugni in pieno volto, calci, capelli strappati, addirittura oggetti contundenti come sedie o sgabelli in testa o nella schiena. Veri e propri raptus inspiegabili. I numeri, però, siamo certi, sono molto più alti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il nostro sindacato, da tempo, denuncia la mancanza dei presidi di pubblica sicurezza da nord a sud, e racconta, attraverso campagne di sensibilizzazione che hanno coinvolto anche personaggi pubblici, che non solo gli infermieri non possono essere considerati come il capro espiatorio delle lacune degli ospedali, ma soprattutto occorre sanare, alla radice, il clima di “mala cultura” che vede nell’infermiere come la causa scatenante dei disservizi, dei ritardi, delle lunghe file nei pronti soccorsi, restituendo ai nostri professionisti l’immagine legittima che gli compete. </span><span style="font-size: 14pt;">Lo abbiamo sempre detto e non smetteremo di denunciare a Governo e Regioni quanto accade, tornando a manifestare, se necessario, nelle piazze italiane, come abbiamo già fatto, il nostro pieno di diritto a essere tutelati sul posto di lavoro. </span><span style="font-size: 14pt;">Abbiamo alzato la voce e continueremo a farlo contro leggi inefficaci, e che non servono affatto da deterrente, dal momento che puniscono l’aggressore solo a fatti tristemente avvenuti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I numeri evidenziano l’inesorabile aggravarsi della situazione. Le aggressioni sul posto di lavoro colpiscono in media in un anno un terzo dei professionisti sanitari, il 33%, ovvero circa 130mila casi, con un “sommerso” non denunciato all’Inail di circa 125mila casi ogni dodici mesi. E sono rilevanti le conseguenze fisiche, psicologiche ed economiche. Un dato che desta ulteriore apprensione è che il 75% delle aggressioni riguarda le donne, le nostre infermiere.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In questo marasma, in questo clima drammatico e surreale, ecco che Cardarelli e Sant’Andrea, con cifre decisamente sottostimate legate agli episodi di violenza fisica e verbale, balzano ai primissimi posti in Italia e detengono la triste maglia nera di ospedali dove regna un vero e proprio clima infernale. </span><span style="font-size: 14pt;">Ma la cosa più grave è che siamo di fronte ad una inspiegabile assuefazione alla violenza che certamente mina la serenità di uomini, donne, padri e madri di famiglia, prima che valenti infermieri. Insomma i nostri professionisti, in preda alla paura, lasciano troppo spesso che tutto rimanga nel silenzio assoluto. </span><span style="font-size: 14pt;">Non possiamo arrenderci, non dobbiamo. E per tanto non solo continueremo a raccontare all’opinione pubblica quanto accade, ma non smetteremo, da una parte, di denunciare alle istituzioni quello che appare come un pericoloso lassismo nei confronti di una piaga rispetto alla quale si continua a far tanto parlare ma non si agisce di polso. </span><span style="font-size: 14pt;">Dall’altra parte continueremo a invitare gli infermieri a non arrendersi, a non lasciare che paura e violenza abbiano la meglio, a non avere timore di raccontarci quanto accade, arrivando a denunciare quelle aziende sanitarie che non adottano strumenti organizzativi  atti a tutelare  la sicurezza dei propri operatori, quando esistono le condizioni, come responsabili indirette di episodi vergognosi che non sono degni di un paese civile. Dobbiamo davvero abituarci a tutto come questo come fosse la normalità? Assolutamente no!», chiosa De Palma.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nursing Up: le indennità degli infermieri non si toccano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 12:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[nuring up]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Antonio De Palma: “Invitiamo il ministro Speranza e le Regioni a vigilare, affinché non si mettano a rischio&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/nursing-up-le-indennita-degli-infermieri-non-si-toccano/">Nursing Up: le indennità degli infermieri non si toccano</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Il presidente Antonio De Palma: “Invitiamo il ministro Speranza e le Regioni a vigilare, affinché non si mettano a rischio i passi da leone fatti sin ora”.</strong></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Nessuno osi toccare il valore dell’indennità specifica per gli infermieri italiani ottenuta dopo anni di lotte”. Così Antonio De Palma, presidente del Nursing Up, denuncia la presenza di alcuni pericolosi emendamenti in Parlamento, che potrebbero generare un inatteso e grave passo indietro creando i presupposti affinché le già troppo basse cifre stanziate per gli infermieri diventino ancor meno, addirittura ampliando l&#8217;alveo dei destinatari.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Guai se ci muovessimo come il gambero, continua De Palma. Non è possibile! Gli altri professionisti sanitari devono essere sostenuti, ed è sacrosanto, con fondi che non devono avere nulla a che fare con quelli della nostra indennità. Non è stato facile ottenere questi 100 euro al mese. Pochi, davvero pochi, ma decisivi per costruire un futuro diverso. Perché per la prima volta le nostre lotte di piazza, i nostri scioperi, hanno portato allo stanziamento di una indennità che valorizza la specificità infermieristica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Invitiamo il ministro Speranza e le Regioni a vigilare, affinché non si mettano a rischio i passi da leone fatti sin ora. Non offendiamo ancora di più quei professionisti della sanità che ogni giorno stanno lottando contro la morte. In queste ore veniamo a conoscenza di nuove situazioni scabrose negli ospedali italiani: mancanza di mascherine, buste dell’immondizia usati come calzari, infermieri nuovamente aggrediti da pazienti, pronto soccorso allo sbando, carenza cronica di personale. Questo è il prezzo che noi paghiamo specificatamente come professionisti dell&#8217;assistenza. E qualcuno vuole anche permettersi di toglierci quello per cui abbiamo lottato e stiamo ancora lottando. Nessuno e dico nessuno si permetta di toccare i soldi destinati agli infermieri e trasformi così un successo atteso da tempo in una beffarda vittoria di Pirro”, conclude De Palma.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli infermieri italiani proseguono nel loro stato di agitazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2020 10:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[infermieri]]></category>
		<category><![CDATA[nuring up]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonio De Palma: “Da lunedì 30 novembre si parte con l’Emilia Romagna, e poi Campania, Lombardia, Province di Trento e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Antonio De Palma: “Da lunedì 30 novembre si parte con l’Emilia Romagna, e poi Campania, Lombardia, Province di Trento e Bolzano, Liguria, Piemonte”.</strong></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Chi credeva che con l’arrivo della tanto attesa indennità specifica, da parte del Ministero della salute, la strenua battaglia degli infermieri italiani si sarebbe fermata, si sbagliava davvero di grosso. Siamo pronti a scendere di nuovo nelle piazze e lo faremo da lunedì 30 novembre in tutte le Regioni chiave che stanno vivendo il dramma di questa emergenza, quelle dove i colleghi lottano ogni giorno contro la morte, nel massimo rispetto delle normative anti-covid. Nessuno ha dimenticato i flash mob che hanno anticipato le manifestazioni di Milano e del Circo Massimo, quelle che hanno cambiato la storia recente e ci hanno permesso di ottenere un piccolo traguardo che nessun sindacato prima di noi aveva raggiunto. I nostri striscioni, gli infermieri con i megafoni davanti agli ospedali e alle prefetture: è tutto pronto, siamo certi come sempre, con l’ampio sostegno dei cittadini riprendiamo una lotta che non si è mai interrotta”. Così Antonio De Palma, presidente nazionale del Sindacato Nursing Up, che annuncia altre due settimane &#8220;roventi&#8221;, fino alla metà di dicembre una serie di iniziative per portare avanti la battaglia in onore di quelle istanze che gli infermieri italiani intendono perseguire fino al raggiungimento dei loro obiettivi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Non è ingratitudine, l’ho ribadito più volte. I 100 euro al mese in più rappresentano l’ottenimento di qualcosa di straordinario e impensabile. Abbiamo scosso l’opinione pubblica, abbiamo costretto sindacati fermi e inermi da troppo tempo ad uscire allo scoperto, arrivando a spacchettare l&#8217;indennità che noi abbiamo ottenuto solo oggi a causa della loro inerzia, fino a sostenere che prenderemo 2 euro al giorno, dimenticando invece che questa indennità, da sola, vale più degli aumenti contrattuali che loro hanno accettato dopo 10 anni di blocco contrattuale, cioè nemmeno 90 euro medi lordi”. Continua De Palma.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Cosa hanno ottenuto loro prima di noi? Quali sono i loro traguardi che hanno cambiato la storia della sanità italiana? Nursing Up i suoi infermieri devono essere fieri di aver acceso finalmente un faro sulla categoria. Ora vediamo la luce in fondo al tunnel! Nessun sindacato prima d’ora, aveva lottato con tanta veemenza per arrivare a ottenere finalmente una indennità specifica, come quella che ricevono i medici. Ciò significa che la strada intrapresa è quella giusta. Da qui si va avanti, ora, tutti insieme, per arrivare a quel traguardo dei 500 euro in busta paga che nessuno di noi ha messo da parte. E poi le ragioni della nostra battaglia sono tante. Gli infermieri italiani accolgono l&#8217;indennità professionale specifica che il Governo ci ha riconosciuto come un inizio, certamente non idonea a compensare l&#8217;enorme differenza che resta rispetto ai colleghi degli altri paesi europei”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Per questo, senza disconoscere i risultati che abbiamo ottenuto fino ad ora, abbiamo deciso di procrastinare lo stato di agitazione a tutto il mese di dicembre, per parlare chiaro a questo Governo e alle Regioni” – conclude il presidente Nursing Up.</span></p>
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