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		<title>La psicologa Barbara Fabbroni: la trappola dell&#8217;iper-connessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 05:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[iper-connessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nasce un nuovo movimento: gli anarchici digitali. Non un ritorno al medioevo, ma una ribellione psicologica contro il capitalismo della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/la-psicologa-barbara-fabbroni-la-trappola-delliper-connessione/">La psicologa Barbara Fabbroni: la trappola dell&#8217;iper-connessione</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Nasce un nuovo movimento: gli anarchici digitali. Non un ritorno al medioevo, ma una ribellione psicologica contro il capitalismo della sorveglianza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">C&#8217;è un momento preciso, nella vita di un adolescente iperconnesso, in cui il pollice si ferma. Non per stanchezza fisica, ma per una specie di saturazione interiore: lo schermo continua a offrire stimoli, ma qualcosa dentro non risponde più. È lì, in quella micro-pausa, che psicologicamente nasce la ribellione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">L&#8217;intelligenza artificiale e gli algoritmi predittivi hanno spostato il confine dell&#8217;anarchia digitale: non più assenza di regole, ma eccesso di potere invisibile. Piattaforme che sanno cosa desidereremo prima di noi, sistemi di raccomandazione costruiti sui bias della dopamina, un disordine informativo che genera ansia cronica più che libertà. In questo scenario di sorveglianza soft, dove ogni clic diventa dato e ogni dato diventa profitto, cresce un contro movimento silenzioso: i cosiddetti anarchici digitali.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Non sono luddisti. Non spaccano server, non demonizzano la tecnologia in sé. La loro è una rivolta psicologica prima ancora che ideologica: il rifiuto di un sistema di ricompense variabili — lo stesso meccanismo neurobiologico delle slot machine — che tiene agganciata l&#8217;attenzione attraverso il rilascio intermittente di dopamina. Skinner lo aveva già dimostrato negli anni Trenta con i suoi esperimenti sul rinforzo intermittente: è la ricompensa incerta, non quella certa, a generare dipendenza comportamentale. I social network ne sono l&#8217;applicazione perfetta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Non ci si confronta più con i pari reali, ma con versioni curate e algoritmicamente premiate dell&#8217;esistenza altrui.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Il prezzo psichico di questa architettura si vede nei numeri clinici che arrivano dagli studi sui giovani: aumento dei disturbi d&#8217;ansia, fenomeni di ritiro sociale che in Giappone hanno un nome preciso, hikikomori, e che oggi si osservano anche nei contesti occidentali con forme più sfumate ma altrettanto preoccupanti. Il confronto sociale continuo, teorizzato già da Festinger negli anni Cinquanta come meccanismo naturale dell&#8217;identità, trova online un&#8217;amplificazione patogena. Il risultato è un vissuto cronico di inadeguatezza che la letteratura definisce comparazione sociale ascendente disfunzionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">A questo si aggiunge il vamping, la veglia digitale notturna che frammenta il sonno REM proprio nella fascia di età in cui la consolidazione mnestica e la regolazione emotiva dipendono in modo critico dal riposo. Non stupisce che irritabilità, difficoltà attentive e labilità dell&#8217;umore siano tra i sintomi più frequenti riportati nei colloqui clinici con adolescenti fortemente esposti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><b>Il rifiuto del diktat algoritmico</b></span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Notifiche disattivate, dumbphone, il passaggio dalla FOMO alla JOMO. È riappropriazione del locus of control: lo spostamento dell&#8217;origine percepita delle proprie azioni dall&#8217;algoritmo alla scelta consapevole.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><b>La tutela radicale della privacy</b></span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Sistemi crittografati, browser anonimi, rifiuto della mercificazione del sé digitale. Sottrarsi al tracciamento come forma di autodeterminazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><b> Comunità alternative</b></span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Micro-comunità orizzontali, non mediate da logiche di monetizzazione della rabbia. Un ritorno a quello che Winnicott chiamava spazio transizionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Non è un movimento nostalgico. È una risposta adattiva a un ambiente che, nel tentativo di connettere tutti, ha finito per isolare i singoli dentro bolle di validazione artificiale. E forse la domanda più interessante non è se questi giovani abbiano ragione a disconnettersi, ma cosa ci dice della nostra epoca il fatto che disconnettersi sia oggi percepito come un atto di coraggio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><b>La disconnessione come atto clinico </b></span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Forse è qui che dobbiamo tornare a quel pollice fermo sullo schermo. Non è resa, non è sconfitta della tecnologia sull&#8217;attenzione: è il primo gesto di un organismo che si difende. In termini clinici, potremmo chiamarlo un tentativo di riregolazione — il sistema nervoso che, esausto da uno stato di allerta perenne, cerca la via più semplice per tornare a uno stato di quiete: interrompere lo stimolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">I ribelli digitali non stanno inventando nulla che la psicologia non sapesse già. Stanno semplicemente agendo, su scala generazionale, un principio che ogni terapeuta conosce bene: quando un ambiente diventa strutturalmente incapace di rispettare i bisogni di chi lo abita, l&#8217;unica risposta sana è ridefinire i confini. Non è patologia il ritiro — è patologico, semmai, il sistema che lo rende necessario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">C&#8217;è però un rischio da non ignorare, ed è forse la nota più scomoda di questa analisi: la disconnessione volontaria, per essere davvero liberatoria, richiede risorse. Tempo, consapevolezza, un contesto familiare e sociale che sostenga la scelta invece di isolarla ulteriormente. Chi non ha gli strumenti per teorizzare la propria ribellione rischia di restare semplicemente intrappolato, senza nemmeno il lessico per nominare la propria sofferenza. L&#8217;anarchia digitale, in questo senso, è anche una questione di classe psicologica: chi può permettersi di disconnettersi, e chi no.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Resta la domanda che chiude davvero il cerchio, quella che il pezzo pone nel finale: se il coraggio, oggi, si misura nella capacità di spegnere una notifica, forse non è la generazione che va analizzata. È l&#8217;architettura che l&#8217;ha costretta a considerare la quiete come un atto di resistenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400; font-size: 14pt;">Per saperne di più&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-weight: 400;">Come criminologa, la dottoressa Fabbroni si occupa dei casi più </span><b>complessi</b><span style="font-weight: 400;"> della cronaca nera: dagli </span><b>enigmi del passato</b><span style="font-weight: 400;"> ai delitti più </span><b>violenti</b><span style="font-weight: 400;">, fino ai dolorosi femminicidi, come i casi Garlasco, Nada Cella, Erba e Yara Gambirasio. Il suo approccio offre una rilettura </span><b>analitica</b><span style="font-weight: 400;"> della scena del crimine e dei risvolti psicologici legati al gesto omicida. Come psicologa e psicoterapeuta, ha alle spalle un </span><b>lungo percorso</b><span style="font-weight: 400;"> clinico dedicato alle dipendenze affettive e alle sofferenze di coppia. Autrice di riflessioni </span><b>lucide</b><span style="font-weight: 400;"> sui processi mediatici, tratta ogni argomento con la delicatezza e l&#8217;autorevolezza di chi conosce i faldoni giudiziari e le debolezze umane. Unisce la specializzazione in Analisi Transazionale a una dote comunicativa </span><b>calda</b><span style="font-weight: 400;">, perfetta per guidare il pubblico in dinamiche così delicate.</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/la-psicologa-barbara-fabbroni-la-trappola-delliper-connessione/">La psicologa Barbara Fabbroni: la trappola dell&#8217;iper-connessione</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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